Notizia pubblicata il 10/05/2019

La vertigine è una problematica complessa, di difficile gestione e risoluzione. Spesso una errata diagnosi, fa rimbalzare il paziente da un professionista all’altro, o da un esame all’altro, il che causa uno stato di frustrazione nella persona la quale non riesce a risolvere il problema ed attenuare i sintomi.

La vertigine cervicogenica è caratterizzata da senso di disequilibrio, disorientamento , dolore al collo e restrizione del movimento cervicale, a volte può anche essere accompagnata da mal di testa. Prevede un coinvolgimento causale del rachide cervicale qualora altre potenziali cause vengano escluse e per considerare una vertigine come cervicogenica (di pertinenza quindi cervicale) devono sussistere dei cambiamenti del sintomo correlati con il cambiamento della posizione e dei movimenti del collo.

Le cause attualmente sono sconosciute e spesso tale sintomatologia si correla con il colpo di frusta o problematiche meccaniche, infiammatorie , degenerative del rachide cervicale.

Attualmente la vertigine cervicogenica viene definita come “una sensazione non specifica di disequilibrio e di alterazione dell’orientamento spaziale originata da abnorme attività proveniente dal collo” associata a rigidità , dolore e mal di testa. Tale sintomatologia vertiginosa sembrerebbe essere il risultato di una anomala interazione dei sistemi vestibolari, somato-sensoriali e visivi che concorrono al mantenimento dell’equilibrio e al controllo-gestione del movimento della testa nello spazio.

Esistono anche altre tipologie di vertigine associate però ad altre e diverse problematiche-patologie quali la “Sindrome di Menierè”, le labirintiti , le cupolitiasi, vertigini di origine vestibolare, emicraniche ecc ecc. La letteratura medica suggerisce uno screening medico adeguato sul paziente, basato sulla durata e tipologia dei sintomi , sui fattori di rischio e sulla storia del paziente stesso per escludere altri quadri vertiginosi non di pertinenza riabilitativa.

Di conseguenza nel caso di esclusione di “altre” problematiche possiamo considerare dei quadri misti o comunque una pertinenza di natura cervicale che sostiene i sintomi.  Una recente revisione sistematica (2017) ha valutato l’efficacia della terapia manuale conservativa in caso di vertigine cervicogenica affermando che il suo ruolo rimane poco chiaro. Gli studi condotti evidenziano un moderato miglioramento dell’intensità e della frequenza della vertigine, ma si necessita di studi di maggiore qualità per avere evidenze più conclusive.

Come trattamento viene raccomandato, per una maggiore efficacia nel gestire il quadro clinico, l’utilizzo della terapia manuale associato ad un piano multimodale di educazione ed esercizio.

Presso Fysiolab Srl si seguono dei protocolli di lavoro che prevedono l’utilizzo della terapia manuale nonché di tutte quelle terapie di supporto per intervenire a livello cervicale al fine di ridurre la rigidità muscolare (massaggi, tecar terapia, laser yag ecce cc).

Soffermandoci alla sola terapia manuale il protocollo prevede:

- educazione alla neurofisiologia del dolore e ai benefici dell’esercizio;

- promozione di strategie di coping attive per il dolore;

- esercizi di controllo motorio e recupero articolare;

- esercizi di resistenza dei flessori profondi cervicali;

- esercizi oculomotori;

- esercizi vestibolari.

 

Per qualunque informazione contatta pure lo 0331627267 e riceverai tutte le informazioni che cerchi! 

 

Come sempre, un caro saluto a tutti quelli che sono arrivati alla fine dell’articolo.

Lucidi Alberto -Fisioterapista presso Fysiolab Srl-

Contattaci per fissare un appuntamento

Compila il modulo di contatto oppure chiamaci subito